Aglianico

L’Aglianico, detto anche Ellenico o Ellanico, è stato probabilmente introdotto dai Greci intorno al VI-VII secolo a.C. durante la colonizzazione delle coste tirreniche.

E’ un vitigno storicamente legato alla vicina Basilicata ma vanta un’antica coltivazione anche in Puglia, dove rappresenta un elemento cardine della DOC Castel del Monte, nel cui disciplinare sono previste specificamente le versioni Aglianico rosso e rosato.

 

Aleatico

L’Aleatico è un vitigno autoctono, presente in tutto il territorio regionale, dal quale si ottiene un caratteristico vino dolce naturale.

Alcuni lo ritengono originario della Toscana, come mutazione del Moscato, altri pensano che sia stato introdotto dai greci.

Aleatico è anche il nome della denominazione di origine controllata il cui disciplinare prevede pure l’utilizzo, in percentuale minore, di Negroamaro, Malvasia Nera e Primitivo.

 

Bombino nero

Di origine sconosciuta, è noto anche come “Bambino” o come “Buonvino”.

Il Bombino Nero, da lungo tempo coltivato in Puglia, è un vitigno che si contraddistingue per la copiosa produzione e l’elevata resa in mosto.

Viene coltivato prevalentemente nelle zone di Lizzano e Castel del Monte, se ne ricava un vino rosso rubino piuttosto tannico.

 

Malvasia nera

A differenza delle altre Malvasie, non presenta il caratteristico sapore di moscato.

Vitigno autoctono ampiamente diffuso nel Salento, a partire dalla provincia di Taranto fino all’ampio bacino che comprende le province di Brindisi e Lecce.

È presente nelle DOC Lizzano, Brindisi, Squinzano, Salice Salentino, Leverano, Copertino, Nardò, Matino e Alezio.

 

Merlot

Vitigno francese originario del Bordeaux, se ne hanno le prime tracce nel 1700 e nel 1880 fu introdotto in Italia, dove si è diffuso più o meno su tutto il territorio.

Il Merlot, come altri vitigni internazionali, ha trovato idonee condizioni ambientali in Puglia e può rientrare in minime quantità nella composizione di molte DOC pugliesi.

Il vino che se ne ricava ha colore rosso rubino, all’olfatto risulta fruttato ed erbaceo. Abbastanza tannico, corposo ed equilibrato

 

Montepulciano

Di origini incerte, forse proveniente dalla zona di Montepulciano in provincia di Siena, questo vitigno si è largamente diffuso nel centro-sud.

Il Montepulciano è particolarmente presente in Puglia, nelle DOC San Severo, Cacc’e Mmitte di Lucera, Ortanova, Rosso di Cerignola e Rosso Canosa, Castel del Monte, Lizzano, Leverano, Copertino e Alezio.

Se ne ricava un vino color rosso rubino intenso, giustamente tannico e adatto all’invecchiamento.

 

Negroamaro

E’ un vitigno autoctono di origini ignote e antichissimo. Si ritiene che la sua coltivazione abbia avuto inizio con la colonizzazione greca.

Il suo nome deriverebbe dall’unione del latino nigra, nero e del greco mavro, amaro. Caratteristica dell’uva è appunto il colore molto scuro e un gusto quasi amarognolo degli acini.

Il Negroamaro è il simbolo del “Salento enologico” ma la sua coltivazione è ormai diffusa in tutta la Puglia.

Infatti, il vitigno è protagonista delle doc Lizzano, Brindisi, Squinzano, Salice Salentino, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Matino e Alezio ma è anche previsto nella DOC Rosso di Cerignola.

 

Nero di Troia

E’ uno dei vitigni autoctono più antichi coltivati nella Puglia centro-settentrionale.

Potrebbe essere originario dell’Asia Minore, in particolare di Troia ed essere giunto in Puglia durante la colonizzazione greca.

Il territorio noto come “terre di Federico”, ovvero l’ampia area che si estende dal nord barese fino alla provincia di Foggia, riconosce nel Nero di Troia il suo emblema più rappresentativo.

Il vitigno, in purezza o in uvaggio, è contemplato nelle DOC Castel del Monte, Cacc’e Mmitte di Lucera, Ortanova, Rosso di Cerignola, Rosso Canosa.

Il vino che se ne ricava è di colore rosso rubino con riflessi aranciati, asciutto e armonico.

 

Notardomenico

Rarità enologica coltivata nell’Alto Salento, prevalentemente in provincia di Brindisi, è presente, in una percentuale fino al 15%, nella DOC Ostuni.

 

Ottavianello

E’ un vitigno autoctono il cui nome potrebbe derivare dal marchese di Bugnano di Ottaviano che ne introdusse la coltivazione in Puglia.

E’ un esempio di vitigno sopravvissuto grazie alla caparbietà e alla passione dei viticoltori pugliesi. L’Ottavianello si coltiva nella provincia di Brindisi ed è un elemento caratterizzante della DOC Ostuni.

Se ne ricava un vino rosso rubino, dal sapore leggermente aromatico, indicato per l’invecchiamento.

 

Primitivo di Gioia

Il Primitivo, vitigno autoctono, fu impiantato per la prima volta nel territorio di Gioia del Colle ad opera dei Frati Benedettini.

Verso la fine del ‘700, il sacerdote primicerio Don Filippo Francesco Indellicati ne selezionò un clone e gli attribuì il nome di “Primativo” in virtù della sua precoce maturazione.

Il Primitivo di Gioia è la tipologia più nota prevista nella DOC Gioia del Colle.

 

Primitivo di Manduria

Il vitigno autoctono, originario del territorio di Gioia del Colle, ha trovato nell’area di Manduria le condizioni ideali per proliferare.

La DOC Primitivo di Manduria comprende infatti numerosi paesi della provincia di Taranto ed alcuni della provincia di Brindisi.

Il vino che si ottiene da queste uve ha colore rosso intenso, profumi speziati, elevata alcolicità.

Impiegato inizialmente come vino da taglio, recentemente ha guadagnato il titolo di vino di qualità grazie al lavoro di alcuni produttori.

 

Sangiovese

Vitigno di probabile origine toscana, si pensa che sia stato coltivato anche dagli Etruschi.

Il Sangiovese, pur non essendo originario della Puglia, è un vitigno abbondantemente coltivato nella regione.

Lo troviamo nelle DOC San Severo, Cacc’e Mmitte di Lucera, Ortanova, Rosso di Cerignola e Rosso Canosa, ma anche Gioia del Colle, Lizzano e nel Salento, nelle DOC Brindisi, Squinzano, Leverano, Copertino, Alezio e Matino.

Produce un vino rosso rubino intenso, dal sapore asciutto e leggermente amarognolo.

 

Susumaniello

Di probabile origini dalmate, deve il nome all’alta produttività in età giovanile, tanto da “caricarsi come un asino”.

E’ previsto in percentuale minore nelle DOC Ostuni e Brindisi.

Riscoperto recentemente dai produttori locali e vinificato anche in purezza, conferma l’amore dei vignaioli pugliesi per la propria terra.

Vino acido e asciutto, dal colore rosso rubino cupo.