Oggi ti raccontiamo una storia che affonda le sue radici nel Subappennino Dauno, nel nord della Puglia. E’ la storia del Cacc’e Mmitte, un vino DOC diffuso prevalentemente nel Nord della Puglia. Il suo territorio d’elezione comprende i comuni foggiani di Lucera, Troia e Biccari. La caratteristica principale del territorio intorno a questi comuni è il suolo, originatosi dal sollevamento del fondale marino.

Pertanto quest’area possiede un’alta componente calcarea che la rende particolarmente vocata alla coltivazione della vite. Tra i vitigni che contribuiscono maggiormente alla qualità di questo vino troviamo il Nero di Troia, il vitigno autoctono pugliese allevato nella zona di Foggia e Bari. Tuttavia, sono anche altri i vitigni utilizzati nella produzione del Cacc’e Mmitte. Tra questi, molti sono quelli a bacca rossa, come il Sangiovese, il Montepulciano, la Malvasia nera di Brindisi, e alcuni anche a bacca bianca, come il Bombino Bianco.

Il Cacc’e Mmitte, però, è reso speciale non solo dalle sue caratteristiche organolettiche, ma anche dal suo stesso nome. Questo nome, che nel dialetto locale significa “togli e metti”, deriva da un antico metodo di produzione del vino. In passato, infatti, pochi viticoltori possedevano delle cantine proprie in cui poter vinificare l’uva. Così i ricchi latifondisti affittavano agli altri coltivatori le vasche per la pigiatura.

Questi ultimi dovevano versare l’uva nella vasca e togliere il mosto prodotto entro la fine della giornata, (cacc’e), per far sì che il giorno dopo altra uva potesse essere messa nelle stesse vasche (mmitte).  Il Cacc’è racchiude quindi tutta la cultura del Subappennino Dauno, al quale si affianca l’ottima tradizione gastronomica del territorio. Questo vino, infatti, si abbina bene a primi piatti a base di carne, in particolare col ragù, zuppe di legumi ed insaccati.