Se il vino è l’ambasciatore della Puglia, il Primitivo di certo è il vitigno che la rappresenta meglio.

Per questo nel nostro viaggio lungo le strade del vino in Puglia abbiamo scelto di non farci mancare una tappa davvero importante: Manduria.

La splendida “città dei Messapi” è una terra antica, crocevia delle tre province pugliesi di Taranto, Lecce e Brindisi, che conserva tutt’oggi i tesori di epoche passate, tra cui la magnifica necropoli messapica divenuta oggi il “Parco Archeologico delle Mura Messapiche”.

Manduria però è nota anche per essere la patria del Primitivo di Manduria DOC, un vino dalle origini antichissime che è riuscito a varcare i confini nazionali e a divenire famoso in tutto il mondo per le sue eccellenti qualità organolettiche.

E così ci sembrava inevitabile recarci a visitare la cantina di coloro che possiamo considerare di buon grado i maestri del Primitivo: i Produttori di Manduria. Si tratta di un gruppo di vignaioli che nel 1932 ha fondato il cosiddetto “Consorzio Produttori Vini e Mosti rossi superiori da taglio per la zona di Manduria”. La cantina oggi vanta 1000 ettari di vigna, metà dei quali sono allevati con il tradizionale sistema ad alberello. La rilevanza di questi allevamenti ha spinto l’Università degli Studi di Bari e il CNR ad avviare importanti progetti di ricerca sul primitivo.

Un’azienda storica che si fa portavoce della qualità del primitivo pugliese non poteva non raccontare la storia di un vino di tutto rispetto. E così, durante la nostra visita presso i Produttori di Manduria, abbiamo scoperto quanto essi abbiano investito per allestire un meraviglioso museo del vino all’interno della stessa cantina: il Museo della Civiltà del Vino Primitivo.

Questo museo di rara bellezza ha una rilevanza etnografica e documentaria per la testimonianza che offre sul legame millenario tra Manduria, l’agricoltura e l’arte del fare il vino. Il percorso espositivo, aperto tanto agli appassionati enoturisti quanto alle scolaresche, ci ha condotti in un viaggio avvincente nel passato alla scoperta del sensazionale mondo del vino, dalla coltivazione dell’uva alla produzione finale.

Il museo è immerso in un affascinante gioco di luci ed ombre e sormontato da splendide volte a stella di fine ‘800. I visitatori hanno la possibilità di scegliere tra due percorsi: un percorso di antropologia sociale, caratterizzato da oggetti di vita quotidiana e attrezzi da lavoro contadino; un percorso di archeologia industriale che testimonia l’evoluzione delle tecniche di vinificazione.

Al piano terra, gli aratri ei carri ci hanno evocato le atmosfere di una civiltà contadina di cui non si vuole perdere traccia, mettendo in luce il grande valore culturale e patrimoniale di pratiche artigianali che sopravvivono ancora oggi, seppur in forme diverse. Numerosi sono anche i documenti, le immagini e alcuni scritti affissi relativi al mondo dell’agricoltura e del vino, tra cui un editto di Ferdinando di Borbone del 1823. Ma la parte più straordinaria del nostro percorso nel museo è stata la discesa nelle antiche cisterne ipogee della cantina, dove sono state allestite varie ambientazioni tematiche, in cui tra i vari attrezzi sono collocati torchi e contenitori di mosti e vini.

La nostra fantastica esperienza si è conclusa nel migliore dei modi, degustando le migliori etichette della cantina, che esprimono tutta la forza e il carattere di questa magnifica terra. Inoltre, contattando lo staff, la cantina Produttori di Manduria offre la possibilità di pranzare e assaporare i piatti più autentici della tradizionale locale.

Un’eccezionale scoperta e un percorso nella memoria del passato di cui non si può fare a meno!