Chi non conosce il famoso detto “a San Martino ogni mosto diventa vino”?
Le origini di questo modo di dire, diffuso un po’ in tutta Italia, sono chiaramente contadine. La festa di San Martino, infatti, era legata alla fine della stagione agricola, quando i contratti di affitto dei fondi rustici scadevano o si rinnovavano, dopo un lungo e faticoso anno di lavoro.

Era questo anche il momento in cui nelle cantine si dava inizio all’apertura delle prime botti in cui il mosto si era ormai trasformato in vino e nelle campagne si organizzavano momenti conviviali in cui degustare il vino novello accompagnato da un altro prodotto tipico della stagione, le caldarroste.

Il profumo delle castagne cotte sulla brace e del vino giovane carico di aromi accompagnava le serate dei contadini, complici le temperature miti della cosiddetta “estate di San Martino”, chiamata così proprio per le inconsuete temperature che si riscontrano in questi giorni.

Ancora oggi, in molte zone della Puglia, si usa festeggiare San Martino degustando vino novello e caldarroste, meglio se con castagne “made in Puglia” che da qualche anno, grazie all’impegno di alcuni contadini, sono tornare sulle nostre tavole, provenienti soprattutto dagli antichi castagneti presenti sul Gargano, tra Vico del Gargano, Carpino, Ischitella e Cagnano, nel basso Salento tra Supersano, Alessano e ai Paduli e sulla Murgia. Un frutto che ha rischiato l’estinzione ma che per fortuna oggi è stato oggetto di un’importante progetto di valorizzazione.